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Così Sabelli ha salvato la fiera del latte dai danni del sisma

07 giugno 2017

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Tratto da Avvenire – Articolo di Daniele Garaviglia

Dall’agosto 2016 a oggi le ripetute scosse sismiche nel centro Italia non hanno provocato danni ingenti soltanto al patrimonio edilizio pubblico e privato- con costi per la prima ricostruzione stimati in 23 miliardi di euro. ma hanno messo a rischio o portato alla chiusura migliaia di attività economiche , che minando intere filiere agroalimentari e artigianali. Un piccolo ma importante segnale di ripresa viene però dal mondo lattiero-caseario: la Sabelli Spa, storica azienda marchigiana specializzata nella lavorazione del latte e nella produzione di formaggi, con un fatturato aggregato superiore ai 120 milioni di euro dopo la recente acquisizione di Trevisanalat, ha garantito la continuità produttiva a centinaia di piccoli allevatori, grazie al ritiro quotidiano del latte munto sin dal giorno successivo alla prima drammatica scossa.

Una politica di responsabilità sociale che ha origini lontane, come racconta l’amministratore delegato Simone Mariani, nipote del fondatore Archimede Sabelli: “ In mezzo secolo di lavoro nell’area tra le Marche e l’Abruzzo mio nonno ha contribuito a creare da zero la filiera zootecnica, aiutando gli agricoltori a diversificare la loro attività con l’introduzione delle vacche da latte. La Sabelli ha di subito scelto la strada della filiera corta:abbiamo deciso di costruire rapporti stabili di fornitura con tanti piccoli allevatori per assicurarci la miglior qualità delle materia prima e valorizzare il nostro territorio”.

Oggi Sabelli, tra i primi quattro player italiani nella produzione di mozzarella, ricotta e formaggi vari, raccoglie il latte presso 250 aziende agricole situate nella grande area appenninica centrale, che coincide con la zona del cratere sismico, per avviarlo allalavorazione nello stabilimento di Ascoli Piceno, dove operano 200 addetti. Cosa è successo dopo il primo terremoto? “Ci siamo trovati nella condizione di non poter mandare i nostri camion nell’entroterra a ritirare il latte, perché c’erano frane e altri blocchi della mobilità. Ciò avrebbe comportato una grave riduzione della materia prima da trasformare, anche se avremmo potuto approvvigionarci diversamente, ma soprattutto un enorme danno economico per tutti gli allevatori colpiti, che avrebbero dovuto distruggere il latte raccolto ogni giorno in stalla. Abbiamo messo in piedi una macchina organizzativa molto complessa , garantendo il ritiro del latte con piccoli camion dotati di minicisterne, che consentissero di raggiungere anche le zone più disagiate.

Di fatto non abbiamo lasciato un solo litro di latte nelle stalle neanche il giorno dopo il terremoto, neppure dopo i terremoti successivi. Abbiamo anche messo a disposizione le cisterne per portare acqua potabile nelle stalle per abbeverare il bestiame”.

Forte di una presenza capillare nel mondo della grande distribuzione, la Sabelli ha anche lanciato una campagna di solidarietà: “Abbiamo creato la “caciotta solidale”, in vendita da qualche settimana nei punti vendita dei principali gruppi della gdo. Per ogni chilo di prodotto che va sul mercato noi doneremo un euro per progetti di ricostruzione nell’area colpita dal sisma, al fine di creare parchi giochi o strutture ricreative all’aperto, in particolare luoghi di socializzazione per mamme e bambini”. Lo storico e vitale rapporto con il territorio, manifestatosi in modo tangibile proprio nel momento più drammatico, non impedisce alla Sabelli di avere una visione di ampio respiro: “Siamo nati esportatori-aggiunge Sabelli- e stiamo investendo su un ambito che diventerà il principale canale di sviluppo del nostro business. Nel prossimo triennio stimiamo ricavi per circa 15 milioni di euro sui mercati esteri”.



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